L’ottimizzazione del capitale circolante netto per il recupero dei livelli di liquidità

L’ottimizzazione del capitale circolante netto per il recupero dei livelli di liquidità

Tra gli effetti economici più importanti del Covid-19 c’è senz’altro il calo della domanda di beni e servizi, con il conseguente rallentamento delle attività produttive. Tutto ciò ha determinato l’insorgere di notevoli difficoltà nella gestione del ciclo dei pagamenti, in particolar modo per le piccole e medie imprese, e ha innescato un effetto “a cascata” su tutte le filiere produttive, causando una crisi di liquidità senza precedenti.

Quest’articolo intende fornire alcuni suggerimenti e indicazioni relativi alla gestione del capitale circolante netto, con un focus finale sulle azioni di recupero crediti che si possono mettere in pratica per il recupero dei livelli di liquidità.

Prima di spiegarvi cos’è e come va ottimizzato il capitale circolante netto, riteniamo giusto riportare qualche dato che riguarda lo scenario economico attuale.

L’impatto del Covid-19 sulla liquidità delle imprese

Già abbiamo parlato dell’impatto del Covid-19 sul settore automotive, ma gli effetti della pandemia ovviamente si fanno sentire in tanti altri settori.

Già a marzo Cerved aveva stimato per le aziende italiane una perdita di fatturato fino a 470 miliardi nel 2020 e di 172 nel 2021, dati confermati da Confindustria che in un suo report indicava una perdita di PIL del 10% sul primo semestre e del 6% sull’anno.

Ma passiamo al dato che ci interessa. Dai dati dell’Osservatorio Credito Covid-19, giunto alla 2ª rilevazione di giugno 2020, emerge che rispetto alla prima rilevazione (aprile), si accentuano i segnali di crisi di liquidità delle PMI: con l’aumento del 76% per il saldo relativo alla richiesta di liquidità per scorte e capitale circolante, mentre persiste la debolezza della domanda per investimenti.

La conseguenza più immediata sarà quella di un aumento dei casi di recupero crediti nei settori più colpiti dalla crisi” – afferma Alessandro Di Scala, Business Development Manager della BU Gestione e Recupero Crediti di Mediacom, che precisa: Oggi per le aziende è fondamentale avere un atteggiamento prudente e un’attenta gestione dei crediti e dei flussi di cassa, dimostrando sensibilità e comprensione nell’approccio al recupero crediti nei confronti di clienti e debitori che sono stati colpiti dagli effetti della pandemia”.

Riguardo l’attività di recupero crediti, Di Scala poi chiarisce: “È fondamentale essere aggiornati e conoscere le iniziative attuate dagli organi governativi a supporto dell’economia. Il Coronavirus rappresenta un’ulteriore minaccia per la fragile economia e sta causando anche un peggioramento del comportamento di pagamento delle aziende”.

Che cos’è il capitale circolante

Con Capitale Circolante si definiscono alcune componenti fondamentali del Bilancio che fanno parte soprattutto dello Stato Patrimoniale. Parliamo di componenti di Stato Patrimoniale a breve termine, ovvero fonti e impieghi che si continuano a rinnovare nel corso dell’esercizio.

Quando si parla di Capitale Circolante spesso ci si riferisce al Capitale Circolante Netto, che si potrebbe rappresentare come un margine di bilancio, risultato della differenza tra le Attività e le Passività Correnti.

Chiamato Working Capital nel mondo anglosassone, del capitale circolante esistono anche altre forme (oltre a quello netto):

  • Capitale Circolare Lordo;
  • Capitale Circolante Netto Operativo;
  • Capitale Circolante Netto Commerciale.

In quest’articolo ci soffermeremo sul Capitale Circolante Netto.

Cos’è il capitale circolante netto?

Il Capitale Circolante Netto (CCN o “Net Working Capital” nella denominazione inglese) rappresenta la differenza tra le attività correnti e le passività correnti rappresentate nello stato patrimoniale.

Capitale circolante netto = Attività correnti – Passività correnti

Già dalla definizione possiamo capire perché questo valore sia fondamentale per ogni impresa. La differenza infatti rappresenta il fabbisogno finanziario netto legato al ciclo operativo caratteristico dell’impresa.

Come abbiamo detto, due valori fondamentali per calcolare il CCN sono le attività correnti e le passività correnti, ma quali elementi rientrano in queste due categorie?

Attività correnti: crediti verso clienti, rimanenze finali, cassa, ratei e risconti attivi.

Passività correnti: debiti di natura operativa, debiti verso fornitori, ratei e risconti passivi.

Tra i segnali che possono portare effetti negativi sul CCN ci sono:

  • gli eventuali aumenti nel valore delle rimanenze finali (difficoltà nel vendere i prodotti dell’azienda e la presenza di prodotti obsoleti);
  • l’aumento nel valore dei crediti verso i clienti (con la concessione di dilazioni di pagamento più lunghe, finalizzate o meno alla vendita dei prodotti dell’azienda).

Interpretazione del capitale circolante netto

Dando uno sguardo al CCN, si può verificare se la società si trova in equilibrio patrimoniale ed è in grado di adempiere alle obbligazioni prese.

Il CCN rappresenta le risorse disponibili e immediatamente utilizzabili dall’azienda, esclusi i debiti a breve termine.

In altre parole, un capitale circolante netto positivo indica che l’azienda è in grado di pagare i fornitori, le banche ed altri debiti correnti, con la liquidità immediata e differita.

Sarebbe meglio avere un CCN sempre positivo, altrimenti significa che l’azienda ha bisogno di importare liquidità in altra maniera.

Tuttavia, la sola indicazione di un ammontare positivo non suggerisce nessun altro dettaglio sulla capacità di ripagare le obbligazioni.

Analisi del ciclo di conversione della liquidità

Spesso l’analisi del capitale circolante viene svolta attraverso l’analisi del ciclo di conversione della liquidità (cash conversion cycle) espresso in giorni di rotazione del CCN, dove:

GIORNI DI ROTAZIONE DEL CNN =
Giorni medi di rotazione del magazzino +
Giorni medi d’incasso dei crediti clienti –
Giorni medi dei pagamenti dei fornitori.

Un valore negativo di questa equazione rappresenta la capacità dell’impresa di autofinanziarsi, mentre un valore positivo la necessità di finanziamento.

Capitale circolante netto e liquidità

Per analizzare il rapporto tra il CNN e il livello di liquidità aziendale dobbiamo prima di tutto introdurre l’indice di liquidità generale (detto anche current ratio o indice di disponibilità).

Indice di liquidità generale

L’indice di liquidità generale è pari al rapporto tra le attività correnti e le passività correnti dell’impresa.

Indice di liquidità generale = Attività correnti/Passività correnti

Questo indice esprime la capacità dell’impresa di coprire le uscite a breve termine generate dalle passività correnti con le entrate a breve generate dalle attività correnti.

Ma in questa sede ci interessa capire soprattutto il rapporto tra l’indice di liquidità generale e il CCN.

I casi possibili sono 3:

  • Indice di liquidità generale > 1: quando le attività correnti sono maggiori delle passività correnti. In questo caso il CCN è positivo e c’è una buona situazione di liquidità.
  • Indice di liquidità generale = 1: quando le attività correnti sono uguali alle passività correnti. Il CCN è pari a zero e ci troviamo di fronte a un’impresa con una situazione di liquidità da tenere sotto controllo.
  • Indice di liquidità generale < 1: quando le attività correnti sono minori delle passività correnti. Il CCN è negativo e la situazione di liquidità dell’impresa è grave perché non copre il fabbisogno finanziario a medio e lungo termine.

Ottimizzazione Capitale Circolante

Ottimizzare il capitale circolante per un’impresa significa assicurarsi che mantenga sempre un flusso di cassa sufficiente a far fronte ai suoi costi operativi e alle obbligazioni di debito a breve termine.

L’ottimizzazione del capitale circolante è anche uno dei modi più economici e corretti che un’impresa ha a disposizione per ottenere liquidità. Spesso infatti le imprese ricorrono all’indebitamento quando invece il denaro bloccato nel capitale circolante sarebbe utilissimo per finanziare nuovi progetti di spese in conto capitale o per evitare inutili costi di scoperto.

Per ottimizzare il capitale circolante si può intervenire:

  • sui crediti verso clienti;
  • sulle rimanenze di magazzino;
  • sui debiti verso fornitori.

Recupero Crediti e liquidità

Il recupero dei crediti è una delle strade percorribili per superare una crisi di liquidità, ma in quali azioni si concretizza?

In Mediacom abbiamo diverse soluzioni per raggiungere quest’obiettivo.

In primis segmentiamo la clientela tra buoni e cattivi pagatori, passiamo poi a revisionare le procedure d’incasso e a creare un matching dei crediti commerciali con i debiti commerciali. In accordo con l’azienda creditrice, si può pensare anche a sconti in caso di anticipo dei pagamenti.

Il servizio di Gestione e Recupero Crediti Mediacom ti permette di prevenire le perdite, avviare attività di recupero in via stragiudiziale e in via legale, e anche di raccogliere informazioni dettagliate sul debitore e di educarlo al rispetto delle scadenze.

Il nostro team di phone collector e di avvocati esperti ti aiuterà a individuare le soluzioni migliori per la tua impresa.

Dai uno sguardo al nostro servizio di Gestione e Recupero Crediti per saperne di più. Oppure scrivici per maggiori informazioni e/o richiedere un preventivo.